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| Come aprire un attività in Brasile? |
In Brasile il tempo medio per l'apertura di un'attività può arrivare fino a cinque mesi, anche perchè si devono percorrere diverse tappe. Non è una sorpresa la tanta burocrazia che c'è in Brasile. Ridurre la burocrazia costituisce una delle maggiori sfide affrontate dagli investitori nazionali e stranieri per poter fare affari in Brasile. E' consigliabile consultare in anticipo tutta la legislazione che riguarda il ramo d'impresa che si vuole aprire. Queste informazioni possono essere ottenute nei siti delle giunte commerciali, comuni (prefeituras), nelle receitas federais ed estaduais, ecc. L'esigenza dei documenti da presentare varia molto, dipende da: ramo dell'attività, tipo d'impresa (società commerciale o ditta individuale), regione geografica, Stato ed alle volte da un comune all'altro. Le principali tappe per il registro d'impresa 1. Il primo passo è registrare l'attività presso la Junta Commercial o nel rispettivo organo di registro delle imprese, con il fine di includere la stessa nel DNRC (Departamento Nacional de Registro do Comercio). I documenti richiesti possono variare, dipende dal tipo di attività che si vuole aprire e dalle esigenze degli organi dello stato o del comune nel quale l'impresa andrà ad operare. Il Registro rappresenta il "certificato di nascita" dell'attività nel senso che l'azienda inizia ad esistere da quel momento, anche se questo non significa che già può cominciare ad operare. |
fonte www.brasilnews.ca |
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| Le aziende italiane scommettono sul Brasile |
I mercati sono da grandi numeri: si tratta del Brasile e del Cile, dai quali proviene circa il 45% della ricchezza prodotta in America latina e dell'interscambio dell'Italia con la regione. Il momento non potrebbe essere più favorevole: la nascente classe media, formatasi dopo un quinquennio di forte crescita economica, sta portando i due paesi fuori dalla crisi prima e meglio di altre economie emergenti. Ci sono tutte le premesse per un buon lavoro, da domani al 13 novembre, quando la missione guidata da Confindustria, Governo, Ice e Abi accompagnerà una delegazione di imprese italiane (finora sono 175 le adesioni) a incontrare partner commerciali e industriali di Brasile e Cile. «Nonostante la crisi, in giro per il mondo c'è voglia di Italia – dice Paolo Zegna, vice presidente di Confindustria con delega all'internazionalizzazione delle imprese –. Non raggiungeremo i livelli di partecipazione della missione record di inizio anno in Russia, che ha visto protagoniste quasi 500 aziende italiane, ma i numeri sono di tutto rispetto. Abbiamo deciso di andare in Brasile perché è un'economia che ha dimostrato di reggere il colpo anche nei momenti difficili, perché è uno dei mercati da cui si può avere un ritorno più veloce, e per dare un seguito alla missione di un anno fa degli imprenditori brasiliani in Italia. Abbiamo poi deciso di allargare la missione al Cile: anche questo è un mercato in crescita, primo dell'America latina per ambiente economico, base produttiva per l'accesso ad altri mercati grazie a 20 accordi commerciali preferenziali». La missione arriva al momento giusto, anche se non tutti i settori produttivi italiani potranno cogliere fino il fondo l'opportunità Brasile. «Sui beni di consumo – fa notare Zegna – ci sono barriere doganali molto alte, ed è il motivo per cui va bene il nostro export di meccanica, e va meno bene, invece, l'export di beni di consumo, con l'eccezione dei marchi del lusso. Ma gli altri settori, dalle infrastrutture all'agroindustria, ai macchinari, hanno un potenziale fortissimo». Quella in Brasile e Cile è la quinta grande missione di sistema sui mercati emergenti condotta dall'inizio della presidenza Marcegaglia. In precedenza sono stati toccati i mercati di Vietnam, Singapore, Israele e Russia. È il momento di trarre un primo bilancio, e di programmare il futuro. Il vicepresidente di Confindustria appare soddisfatto: «Col tempo siamo migliorati sempre di più. Bisogna programmare molto bene queste missioni, che devono diventare sempre più precise nei tempi e negli obiettivi, con il giusto rispetto dell'investimento in tempo e denaro delle imprese che vi partecipano. Per il 2010 pensiamo a un ritorno su mercati già sviluppati, come gli Usa, ma anche in Cina, che ospiterà l'Expo di Shanghai, poi in India o in Giappone». |
fonte: Sole24ore |